19 gennaio 2026

Mutui nel 2026: conviene il tasso fisso o il variabile oggi?

Quando si decide di comprare casa e si affronta il tema del mutuo, la prima grande scelta da fare riguarda il tipo di tasso: fisso o variabile. Nel 2026 questa decisione è diventata ancora più importante, perché i tassi di interesse sono tornati a livelli più sostenibili rispetto al recente passato, ma restano influenzati dalle scelte della Banca Centrale Europea (BCE) e dall’andamento degli indici finanziari come l’Euribor e l’Eurirs.

La situazione dei tassi nel 2026

All’inizio del 2026, il mercato dei mutui in Italia mostra tassi relativamente stabili e competitivi rispetto agli ultimi anni. Per una simulazione standard (mutuo di 240.000 € su un immobile da 300.000 €, durata 30 anni e LTV 80 %), i tassi a tasso fisso si collocano generalmente tra circa 2,80 % e 3,00 % di TAN, con un TAEG complessivo che resta sotto il 3,1 % nelle migliori offerte. Per i mutui a tasso variabile, i tassi partono da livelli simili (attorno al 2,80 % nominale), ma possono risultare leggermente più bassi in alcune proposte, anche se lo spread e la volatilità dell’Euribor incidono sulla rata finale.

Fisso o variabile: i fattori da considerare

Tasso fisso

Il tasso fisso garantisce una rata costante per tutta la durata del mutuo, indipendentemente dall’andamento dei mercati finanziari. Questo è un grande vantaggio per chi vuole certezza nella pianificazione del budget familiare, soprattutto con mutui di lunga durata. Inoltre, molti italiani continuano a preferire questa soluzione per evitare rischi legati alle oscillazioni dei tassi.

Secondo alcune analisi di mercato, i tassi fissi medi nel 2026 dovrebbero restare nella fascia del 3 %-3,40 % circa, un valore più basso rispetto ai picchi registrati negli anni precedenti grazie alla stabilità dei tassi BCE.

Tasso variabile

Il mutuo a tasso variabile è legato principalmente all’Euribor, che nei mesi recenti è rimasto su livelli storicamente bassi rispetto alle fasi di forte rialzo di qualche anno fa. Questo può tradursi in rate iniziali più basse rispetto a un mutuo fisso, con potenziale risparmio se i tassi dovessero restare contenuti o scendere ulteriormente.

In effetti, alcuni osservatori indicano che, a condizioni di mercato simili, il variabile può costare meno del fisso (con differenziali annui stimati in diverse centinaia di euro) proprio perché l’Euribor è più basso dell’IRS, l’indice di riferimento dei mutui a tasso fisso.

Quale conviene oggi?

La scelta tra tasso fisso e variabile nel 2026 non ha una risposta univoca: dipende soprattutto dal profilo dell’acquirente e dalle sue aspettative di rischio.

  • Se per te è fondamentale pianificare le spese con sicurezza, il tasso fisso resta l’opzione più prudente, perché elimina l’incertezza sull’andamento futuro dei tassi e sulla rata mensile.

  • Se invece hai una maggiore propensione al rischio e pensi che i tassi possano rimanere bassi o scendere nei prossimi anni, il tasso variabile potrebbe offrire un risparmio iniziale, pur con la consapevolezza che la rata può aumentare.

Oltre a questa distinzione base, molte banche oggi propongono soluzioni ibride o con tassi misti, che permettono di combinare un periodo iniziale a variabile con la possibilità di passare a fisso in seguito — una scelta che può essere interessante in un mercato dinamico come quello attuale.

In sintesi

Nel 2026, non esiste una scelta “giusta” per tutti: il fisso offre tranquillità e stabilità di costi, mentre il variabile può risultare più conveniente in termini di rata iniziale se i tassi restano bassi. La decisione migliore dipende da quanto sei disposto a gestire il rischio legato alle oscillazioni dei tassi di mercato e da quanto tempo prevedi di mantenere il mutuo.

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